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La gestión es el arte de tomar decisiones sobre la base de información insuficiente. (Roy Rowan)

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La gestión es el arte de
decisiones
Basado en la información
insuficiente. (Roy Rowan)

Experiencia vs Potencial

No escoja entre experiencia y potencial de priori: aprenda a medir ambos.

Quando un’azienda deve inserire una nuova persona, il curriculum è spesso il primo punto da cui parte la selezione.

Anni di esperienza, competenze, ruoli ricoperti, risultati raggiunti.

Es comprensible: la experiencia es concreta y le permite comprender lo que una persona ya ha mostrado.

Ma quando il candidato è giovane, cosa succede? Il curriculum racconta meno. E proprio qui può nascere un equivoco: confondere ciò che una persona non ha ancora avuto occasione di dimostrare con ciò che non è in grado di fare.

Un giovane non può portare tanti anni di esperienza. Può però portare capacità di apprendimento, energia, motivazione, curiosità e una forte possibilità di crescita. Ma per un imprenditore puntare sul potenziale significa anche assumersi un rischio.

Formare una persona richiede tempo. Tempo dell’imprenditore, del team, delle persone che la affiancano. Richiede risorse economiche e un periodo in cui la nuova risorsa potrebbe non essere ancora autonoma.

E il rischio più grande? Scoprire dopo mesi di investimento che quella persona non era adatta al ruolo o al contesto aziendale.

A quel punto non si perde soltanto il costo della formazione. Si perde tempo, si rallenta il lavoro del team e bisogna ricominciare la ricerca.

Es por ello que la cuestión no debe ser:

“Conviene assumere un giovane?” Ma: “Come posso capire prima se vale davvero la pena investire su questa persona?”


El potencial no se entiende. Prueba.

Quando l’esperienza non basta a raccontare un candidato, bisogna cercare altri indicatori.

Gli Acid Test, ad esempio, permettono di guardare oltre le competenze tecniche e concentrarsi su tre dimensioni fondamentali:

Integrità: è una persona affidabile e coerente?

Intelligenza: sa comprendere, ragionare e affrontare problemi nuovi?

Maturità: sa gestire responsabilità, errori, feedback e situazioni complesse?

Son características difíciles de leer en un CV, pero decisivo para entender cómo una persona podría comportarse cuando realmente entra en la empresa.


¿Y el potencial? Podemos aprender a reconocerlo.

Un altro modo per osservare ciò che un candidato può portare nel tempo è guardare alle 4 E + 1 P:

Energy – ha energia, iniziativa e continuità?

Energize – riesce a coinvolgere e portare valore al gruppo?

Edge – sa prendere decisioni e assumersi responsabilità?

Execute – trasforma le idee in azioni e risultati?

Pasión – ha una motivazione autentica a crescere e migliorarsi?

Non sono un’alternativa all’esperienza. Sono strumenti per leggere ciò che l’esperienza, soprattutto nei profili più giovani, non può ancora raccontare.


Ma c’è un fenomeno interessante che sta andando ancora oltre.

Negli ultimi mesi, alcune aziende tecnologiche americane hanno iniziato a mettere in discussione un’abitudine che sembrava quasi scontata: utilizzare l’università, e soprattutto le università più prestigiose, come filtro naturale per individuare i talenti.

Palantir è uno degli esempi più interessanti.

L’azienda guidata da Alex Karp ha creato il Meritocracy Fellowship, un percorso di quattro mesi rivolto anche a diplomandi delle scuole superiori che non intendono necessariamente proseguire subito all’università.

Non viene chiesto loro di portare anni di esperienza. Vengono messi alla prova.

Lavorano su problemi tecnici reali, all’interno di team Palantir, e chi dimostra di eccellere può arrivare a un colloquio per un’assunzione. La cosa interessante non è tanto Palantir. È la domanda che questo esperimento pone a qualsiasi imprenditore: e se il titolo di studio fosse soltanto uno degli indicatori possibili del talento, e non necessariamente quello più importante? Palantir, nelle sue stesse pagine dedicate alle carriere, dichiara di cercare persone indipendenti, capaci di risolvere problemi, prendere iniziativa e produrre risultati. Arriva persino a presentare la propria cultura professionale contrapponendo chi possiede un PhD a chi ha un GED, sostenendo che ciò che conta davvero è la profondità del pensiero e la capacità di agire. Non significa che la laurea non serva. E non significa nemmeno che l’università non abbia valore. Significa qualcosa di più semplice e, forse, più scomodo: non possiamo confondere il percorso fatto da una persona con il valore che quella persona può portare in azienda. Per anni abbiamo utilizzato il titolo di studio come una scorciatoia.

Laurea prestigiosa = persona probabilmente valida.

Università meno prestigiosa = qualche dubbio in più.

Nessuna laurea = rischio.

Ma una scorciatoia rimane una scorciatoia.

E in un mercato del lavoro in cui le competenze cambiano rapidamente, potrebbe diventare sempre più importante capire cosa una persona sa fare, quanto velocemente impara e come reagisce quando si trova davanti a qualcosa che non sa ancora fare.

È esattamente la differenza tra selezionare un curriculum e selezionare una persona.

 

En este momento, sin embargo, saber los indicadores no es suficiente.

El valor real reside en ponerlos en relación con lo que la empresa está buscando.

Perché non esiste un candidato con tutte le caratteristiche al massimo.

Esiste una persona più o meno adatta a un determinato ruolo, in un determinato contesto e in un determinato momento dell’azienda. Per questo, prima ancora di valutare i candidati, è importante chiedersi: Quali caratteristiche sono indispensabili per questo ruolo? Quali posso invece sviluppare nel tempo?

Se, ad esempio, una competenza tecnica può essere acquisita attraverso la formazione, ma capacità di apprendimento, affidabilità o attitudine al lavoro di squadra sono fondamentali, forse è proprio su queste ultime che vale la pena concentrare maggiormente la selezione. Non si tratta quindi di abbassare gli standard. Si tratta di capire quali standard contano davvero.

Y aquí viene el valor de un proceso de selección estructurado.

Colloqui mirati, prove pratiche, test attitudinali e strumenti di valutazione del potenziale permettono di raccogliere informazioni che il curriculum, da solo, non può dare. L’obiettivo non è eliminare il rischio. È ridurre il margine di errore.


La experiencia sigue siendo un elemento importante.

Ma non dovrebbe essere l’unico elemento della scelta. Il curriculum racconta il percorso che una persona ha già fatto. Una buona selezione prova a capire anche quale percorso potrebbe ancora fare.

E forse è proprio questo il cambiamento più interessante che sta emergendo: non chiedersi soltanto “Dove ha studiato?” o “Quanti anni di esperienza ha?”, ma iniziare a chiedersi: “Che cosa potrebbe diventare questa persona, se messa nelle condizioni giuste?”

Perché assumere significa investire. E prima di investire, vale la pena capire su chi.

Cuando este proceso se hace difícil de gestionar internamente, Sphera puede apoyar al empresario en definir el perfil, evaluar a los candidatos e identificar las características que pueden convertirse en valor para la empresa.

Perché il talento non sempre arriva con il curriculum che ci aspettiamo.

A volte bisogna semplicemente imparare a riconoscerlo.