Spheragroup | Consulenza aziendale, Recruiting a Bologna

Blog Sphera

Il management è l’arte di prendere decisioni sulla base di informazioni insufficienti. (Roy Rowan)

Blog Sphera

Il management è l’arte di
prendere decisioni
sulla base di informazioni
insufficienti. (Roy Rowan)

Il Principio di Peter, ossia quando si hanno superiori incompetenti

Per decenni il Principio di Peter è stato letto come una battuta: nella gerarchia di un’organizzazione, ogni dipendente tende a essere promosso fino al proprio livello di incompetenza.
La citazione è rimasta popolare nei corsi di leadership e nei libri di management, ma oggi non è più vista come una battuta, bensì rappresenta un indicatore di rischio.

 

In un mondo imprenditoriale sempre più instabile, svariate organizzazioni continuano a premiare un criterio assennato ma non oculato: promuovere chi oggi performa meglio nel ruolo operativo. Cosa c’è di strano? Funziona così, no? Mh: è proprio in questo passaggio che il principio di Peter rivela la propria natura di costo economico e strategico (misurabile).

Ma cos’è il principio di Peter?

Il Principio di Peter nasce nel 1969 dal lavoro del sociologo canadese Laurence J. Peter e del giornalista Raymond Hull nel libro The Peter Principle.
L’idea è semplice (e l’abbiamo già citata):

In una gerarchia, ogni dipendente tende a essere promosso fino al proprio livello di incompetenza.

In poche parole:

  1. Un collaboratore ottiene risultati eccellenti
  2. Viene promosso
  3. Continua a performare
  4. Viene promosso ancora

E ripetiamo: fino a qui tutto bene, ma lo stesso collaboratore arriverà a un ruolo che richiede competenze totalmente diverse rispetto a quelle che lo avevano reso efficace fino a quel momento: gestione delle persone, visione strategica, delega, decision‑making, comunicazione, intelligenza emotiva etc; da quel momento, la sua performance individuale tenderà a calare, ma il sistema non ha un meccanismo per “declassarlo” o cambiare la direzione del percorso. E allora saranno soldi (e risorse umane) sprecati.

 

Piccola nota: secondo stime generali della Society for Human Resource Management (SHRM), sostituire un manager inefficiente può costare dal 50% al 200% del suo salario annuo, includendo recruiter, tempo di onboarding, perdita di produttività e impatto sul team.

Performance individuale ≠ leadership

Il problema nasce dalla confusione tra due dimensioni:

  • • competenza tecnica o operativa
  • • capacità di leadership
  •  

Eccellere in un ruolo non implica capacità gestionale, e questo misunderstanding abbassa il livello di performance complessivo del team. Ci sono più studi che lo dimostrano:

  •  
  • Harvard Business Review: le aziende tendono a promuovere i migliori performer individuali anche quando non evidenziano competenze di leadership.
  •  
  • NBER, “Promotions and the Peter Principle” (2018): analizzando oltre 53.000 venditori in 214 aziende, i ricercatori Benson, Li e Shue mostrano che 
  • • i migliori venditori sono più spesso promossi a manager
  • •la performance dei subordinati diminuisce dopo la promozione degli ex‑top‑performer
  • •una duplicazione delle vendite pre‑promozione da parte del nuovo manager è associata a un calo del 7,5% nella performance media dei subordinati

 

In pratica, molte PMI perdono un ottimo venditore e guadagnano un manager mediocre, con un costo complessivo non trascurabile. Terrificante, vero? Ma non finisce qui.

 

Se il manager è il filtro tra strategia e realtà quotidiana, il suo livello di competenza impatta su diverse metriche:

  • • Engagement dei dipendenti
  • • Retention
  • • Produttività
  • • Cultura di innovazione

 

Secondo Gallup, il manager spiega circa il 70% della varianza dell’engagement dei dipendenti. Ciò significa che: un manager inefficiente riduce la motivazione anche di ottime persone, può trasformare team performanti in team mediocri e, conseguentemente, la sua qualità diventa un fattore competitivo strutturale, non solo una questione HR.

 

Mettendo questi dati in una prospettiva di medio-lungo termine, i risultati saranno i seguenti

  • • Aumento del turnover: team demotivati tendono a lasciare più rapidamente
  • • Rallentamento decisionale: i manager senza competenze di guida tendono a sovra‑centralizzare e procrastinare
  • • Micro‑management: cresce la supervisione diretta, con conseguente perdita di autonomia e creatività
  • • Caduta di produttività complessiva: i dati del NBER mostrano come la performance dei team scenda dopo certe promozioni, anche se il singolo promosso è stato un top performer

• Strumenti per ridurre il rischio

 

Per trasformare il principio da aneddoto in un vero strumento di diagnosi organizzativa, le aziende possono adottare:

  1. Valutazione del potenziale, non solo della performance passata
    • Assessment comportamentali
    • Feedback a 360° e misurazione della performance dei team
  2. Percorsi di sviluppo strutturati pre‑promozione
    • Programmi di leadership, coaching, mentoring, job rotation
    • Promozioni con obiettivi chiari e valutazione periodica
  3. Sperimentazione guidata dai dati
    • Confrontare team guidati da manager promossi per performance vs. selezionati per competenze di leadership
    • Monitorare KPI: engagement, turnover, produttività, tempo di decisione

La cosa positiva è che i nostri consulenti potranno affiancarti in tutti e 3 i punti, attraverso un percorso fatto su misura per te e per le necessità della tua azienda.

 

Non sprecare tempo e prenota una chiacchierata gratuita di 30 minuti.

 

Il principio di Peter per fare chiarezza

Il Principio di Peter è un test di robustezza delle pratiche di promozione; le organizzazioni che lo prendono sul serio:

  • • smettono di usare la promozione come l’unica forma di riconoscimento
  • • costruiscono percorsi di carriera paralleli (tecnici e manageriali)
  • • formano i manager prima di promuoverli, non dopo
  • • misurano l’impatto delle promozioni sulla performance dei team, non solo sul singolo

 

La leadership non è più un dettaglio organizzativo, e il principio di Peter resta utile non perché è “vero”, ma perché ci ricorda che promuovere le persone a caso è un lusso che le PMI moderne non possono più permettersi.